IL CARNEVALE DI VENEZIA

Il Carnevale di Venezia è uno dei più antichi d'Italia (i primi documenti si riferiscono alla metà del  XIII° secolo: editto contro l'uso dei Mattaccini di lanciare uova profumate alle ragazze), e la sua unicità è tale fin dalla sua nascita: Venezia è una città nata sull’acqua e non ha quindi particolari tradizioni legate alla semina, ma la Serenissima Repubblica ha sempre posto particolare attenzione e profusione di denari a feste e celebrazioni pubbliche, elementi catalizzatori del legame Stato - cittadini e quindi dell'essere veneziani.

Il carnevale di Venezia prende rilevanza attorno alla celebrazione della vittoria militare che praticamente fondò la Serenissima Repubblica, sancendo la sua autonomia dall'arcivescovado di Aquileia. Tale vittoria veniva rappresentata il Giovedì Grasso all’interno del palazzo Ducale ove venivano cacciati un toro (l'arcivescovo Ulrico) e dodici maiali (le dodici città a lui alleate) che lo stesso patriarca di Aquileia, e poi i suoi successori, dovevano fornire al Doge. Le carni degli animali venivano poi distribuite al popolo. A questa cerimonia, che venne spostata in piazza San Marco, presto si affiancarono altre importanti celebrazioni quali il poco più tardo e ancor’ oggi in uso ‘Volo del Turco’ o ‘Volo dell’Angelo’; durante questa cerimonia un acrobata saliva su una fune fissata da una parte su una chiatta ancorata di fronte alle colonne di Marco e Todero, fino in cima al campanile di San Marco e poi, sempre su una fune, giungeva alla finestra principale del Palazzo Ducale ove rendeva pubblico omaggio al Doge, in un clima di festa che coinvolgeva l'intera città con sempre maggiori feste, celebrazioni, giochi e balli nei palazzi e nei 'campi', attirando sempre più visitatori da tutta Europa.

Il Carnevale veniva aperto il 26 dicembre non da un 'pro-tempore' Re del Carnevale: Re dei Pazzi che sovverte l'ordine costituito in un tempo definito, ma dal Doge in persona che si recava in gondola a San Giorgio per presenziare al gran concerto che dava inizio ai festeggiamenti. Nel tempo l'uso della maschera ed il Carnevale occuperanno un sempre maggior spazio temporale, arrivando a coincidere con l'intera, ricchissima, stagione teatrale veneziana che iniziava ad ottobre. Il Carnevale attira visitatori da tutta Europa e fioriscono i casini da gioco, i balli e i ricevimenti nei palazzi, le feste popolari nelle strade, le celebrazioni pubbliche in Piazza. Il Carnevale ha così conquistato l'anima della città fino al punto che, per non interrompere i festeggiamenti, si attenderà il Mercoledì delle Ceneri per annunciare la morte del Doge: al Carnevale di Venezia non vi è più posto neppure per la più alta rappresentazione della morte, quale è un funerale di Stato.

Il conclusione si può dire che il Carnevale di Venezia nasce e si sviluppa nella sua essenza di Carnevale moderno: nessun diavolo, nessun rito della fertilità, nessun momento orgiastico ma festa civile ove la maggiore libertà di comportamento e le maggiori libertà sono la caratteristica di un tempo particolarmente vivo della città, che ne influenza il ‘genio’ stesso e non un momento di ‘follia’; ed in tal senso tutt'ora si distingue dagli altri carnevali che, rimanendo sostanzialmente legati agli antichi riti, oggi non possono che essere solo (stupende o banali) rappresentazioni.

Fabio Momo.

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